lunedì 12 agosto 2013

Il gioco del "DOVE SIAMO?"

Questa attività favorisce lo sviluppo della creatività, del gioco simbolico, l'immedesimazione in un percorso fantastico proposto dall'educatore e dagli amici e, allo stesso tempo, aiuta le iniziative personali.

Materiali
Teli colorati di diverse misure, tessuti e colori.

Mollette da bucato e nastro adesivo (per attaccare/appendere i teli alle pareti e al soffitto).
Materassi e cuscini.



L'educatore accompagna i bambini nell'ambiente predisposto per l'attività (sezione, laboratorio) completamente sgombro da altri materiali e rivestito di teli in modo da creare vari spazi (tane) dove i bambini possano entrare e uscire con facilità.

Sul pavimento è preferibile mettere dei materassi e/o cuscini in modo che i bambini possano stare seduti, distendersi, rotolare, dormire, ecc.

centroilgirasole.it


L'educatore, anche con l'ausilio di colonne sonore (rumori e/o musiche), propone un viaggio fantastico e invita i bambini a fare finta di essere in posti diversi e a comportarsi come richiederebbe quell'ambiente (esempio: nuotiamo se pensiamo al mare).
L'educatore può muovere, spostare, usare in vari modi i teli per variare gli stimoli percettivi.


L'attività si arricchisce e modifica seguendo i suggerimenti, le suggestioni che gli stessi bambini indicano mano a mano.

Siete pronti a giocare?

mercoledì 31 luglio 2013

Janusz Korczak



"Una farfalla sopra il torrente spumeggiante della vita.
Come rendere resistente il suo volo senza appesantirlo, 
come temprare le sue ali senza affaticarle?"
Janusz Korczak



Janusz Korczak (Varsavia 1878 - Treblinka 1942) aveva trovato la chiave per entrare nel mondo dei bambini.
La sua opera e le sue idee purtroppo sono ancora poco note nel nostro paese.
Come amare il bambino a mio giudizio è un'opera che contiene pensieri e riflessioni di grande attualità, in grado di stimolare e illuminare il nostro futuro come educatori per e con i bambini.

Lentamente, ma con grande lucidità, Korczak maturò l'idea, oggi attualissima, che per aiutare i bambini a crescere occorreva considerarli nella loro globalità e integrità, unificando discipline e saperi diversi.
Aveva imparato a vedere il mondo con gli occhi dei bambini e nei suoi scritti sono numerose le sollecitazioni per "entrare" nell'ottica del bambino (o per tornare a vedere il mondo come quando eravamo piccoli).
"Sei un impulsivo" dico a un ragazzo. "Va bene picchia pure, ma non troppo forte, arrabbiati, ma una volta sola al giorno". Se volete conoscere l'essenziale del mio metodo educativo, ecco, l'ho riassunto in questa frase. 
Con parole piene di passione Korczak spiega che è possibile riconoscere i diritti dei bambini soltanto quando si è capaci di capire i bambini, il loro mondo e i loro bisogni di crescita, quando si è capaci di vedere e di sentire come vedono e sentono loro, quando si riesce a considerare il loro mondo allo stesso livello di importanza del nostro. Per loro, per i loro diritti e per il rispetto della loro integrità e unicità, si batté fino all'ultimo credendo nella possibilità che l'uomo ha di dar vita ad un mondo diverso.
Non si è cristallizzato in me, né è stato ancora confermato il parere che il primo diritto incontestabile del bambino è quello a esprimere ciò che pensa e a prendere attivamente parte alle considerazioni e alle sentenze che esprimiamo a suo riguardo. Quando arriveremo a rispettarlo e ad avere fiducia in lui, quando lui stesso si fiderà e parlerà, cosa di cui ha diritto, allora ci saranno meno problemi e meno errori.
La sua attività è un riferimento essenziale per il rinnovamento dell'esperienza educativa.
Come Korczak aprì la "Casa degli orfani" nel 1912, la nostra Maria Montessori inaugurò la "Casa dei bambini" nel 1906-1907. Ci sono molti punti di contatto tra queste due rivoluzionarie esperienze, di educazione alternativa, basate sul puerocentrismo, antiautoritarie ed egalitarie.
I luoghi di accoglienza creati da Korczak si caratterizzano subito per l'atteggiamento nuovo adottato dal dottore e dai suoi collaboratori: la gestione delle regole viene affidata ai bambini che da subito diventano portatori e tutori dei loro diritti. Preoccupato del loro benessere complessivo, diventa per loro un consigliere.
Nel 1989 a New York, le Nazioni Unite, adottano anche in suo omaggio, la Convenzione internazionale sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza per i quali Korczak si era molto battuto.
Il bambino non ha ancora preso la parola, sta sempre e solo ascoltando.
Nella sfera dell'intelletto non si differenzia da noi, gli manca soltanto l'esperienza. 
 Che vita difficile hanno questi nani nel paese dei giganti! Sempre con la testa in su per vedere qualcosa. La finestra è in alto come in prigione. Per sedersi su una seggiola, bisogna essere un acrobata.
www.slideshare.net



Nel giudicare i bambini si commettono errori tanto gravi proprio per il fatto che i loro reali pensieri e sentimenti si perdono entro espressioni stereotipe, in forme tradizionali riempite di un contenuto assolutamente diverso.






Chi si addentri nello spirito delle parole usate dagli uomini vedrà cancellata la differenza tra bambino, giovane e adulto, fra animo semplice e pensatore, e l'uomo intelligente gli apparirà indipendente dall'età, dal ceto, dal grado di istruzione, dalla vernice culturale, come un essere raziocinante in base alla sua maggiore o minore esperienza. Uomini di opinioni diverse (non mi riferisco agli slogan politici, spesso poco sinceri e imposti con la forza) sono uomini con diverse esperienze di fondo.
Il suo intento fu quello di inviare messaggi direttamente ai bambini, ai genitori e agli educatori.
Il senso autentico della sua esemplare esperienza educativa è da consegnare alla memoria collettiva quale emblema di valori che attraversano la linea del tempo.

Adesso, quando penso alla realtà che mi aspetta nel prossimo futuro e mi domando se sarò all'altezza della situazione, mi ripeto questa poesia:
Dite: è faticoso frequentare i bambini. Avete ragione. Poi aggiungete: perché bisogna mettersi al loro livello, abbassarsi, inclinarsi, curvarsi, farsi piccoli. Ora avete torto. Non è questo che più stanca, è piuttosto il fatto di essere obbligati ad innalzarsi fino all'altezza dei loro sentimenti. Tirarsi, allungarsi, alzarsi sulla punta dei piedi. Per non ferirli.
Janusz Korczak 


Opere pricipali:
  • Come amare il bambino (1919-1920)
  • Il diritto del bambino al rispetto (1920)
  • Quando ridiventerò bambino (1925)
  • Diario del ghetto (1942)

lunedì 29 luglio 2013

DECALOGO DEI DESIDERI DEI BAMBINI

Ispirandosi al pedagogo Klaus Dieter Kaul, la psicologa dell'infanzia e psicoterapeuta Maria Rita Parsi propone di seguire il seguente decalogo per "illuminare la vita dei bambini con comportamenti che rispettino i loro desideri, i loro bisogni, le loro aspirazioni".

  1. DATECI AMORE - Concepiteci per amore, chiamateci alla vita per il desiderio di esprimere la vita. Solo l'amore consente, infatti, di crescere provando l'amore per la vita, per gli altri, per gli animali, per il sapere, per le regole e per il rispetto.
  2. DATECI ATTENZIONE - Il vostro tempo e non le vostre ricchezze sono i beni più preziosi. La vostra presenza, la vostra cura: nessun regalo, per quanto prezioso, nessuna baby sitter può sostituire il bene prezioso ed unico della vostra presenza.
  3. RISPETTATE I NOSTRI TEMPI - Consentiteci di crescere rispettando i "nostri tempi", senza forzarci, senza obbligarci a fare dei passaggi che non rispettano il nostro sviluppo psicofisico, la nostra competenza emotiva, il nostro cuore.
  4. RIMANETE AL NOSTRO FIANCO nei passaggi della vita. Fateci sentire la vostra compagnia, il vostro sostegno, la vostra presenza. Non negateci il vostro affetto e, anzi, fateci sentire che esso è incondizionato. Abbiamo bisogno di esplorare la vita e, inizialmente, dovete essere al nostro fianco.
  5. CONSENTITECI DI SBAGLIARE senza giudicarci, senza dare voti, senza emettere sentenze, giudizi, perché sbagliare fa parte dell'esperienza della vita.
  6. DATECI LA VOSTRA GUIDA - Se voi ci guidate lungo la strada della vita, vi seguiremo, faremo
    come voi, impareremo ad andare, ad affrontare le salite, le scalate, ad evitare i burroni, ad esplorare le grotte, a trovare i luoghi giusti dove riposare. Se voi ci guidate, impareremo a marciare e, nel tempo, diventeremo anche noi delle guide.
  7. DATECI REGOLE CHIARE, limiti ben precisi. Poche e chiare regole comprensibili alla mente ed al cuore. Regole che aiutino a trovare la strada dei comportamenti sereni. Regole che voi stessi rispettate.
  8. SIATE AFFIDABILI e non tradite mai le promesse che ci fate.
  9. MOSTRATECI L'AMORE CHE PROVATE per noi. Abbiamo bisogno di coccole. Perché,
    come dice Arthur Janov: "Le coccole fanno maturare il cervello".
  10. DATE SPAZIO ALLA GIOIA, aprite il vostro cuore alla gioia, ricercatela e donatela a noi poiché è la gioia a illuminare la vita, a creare quelle preziose, intime, psicologiche condizioni che consentono di affrontare le esperienze della vita con la serena consapevolezza e la speranza di essere amati e di poter amare ricambiando il dono.
... credo non si possa fare altro che condividere i desideri dei bambini, voi che ne dite???

venerdì 28 giugno 2013

Un altro DECALOGO

"PER CHI AMA I DECALOGHI... (però possono servire...)"
dal libro di Giovanni Bollea, Le madri non sbagliano mai, 1995, Giangiacomo Feltrinelli Editore

Non basta l'affetto

Interessante è, a questo proposito, il decalogo che la famosa pedopsichiatra Susan Isaacs
suggerisce alle mamme:

  1) Non dire semplicemente "non devi fare questo" se puoi aggiungere "ma fare quest'altro".
  2) Non chiamarli "capricci" quando si tratta soltanto di cose che disturbano.
  3) Non interrompere qualsiasi cosa faccia il bambino senza dargli un preavviso.
  4) Non "portare" a passeggio il bambino, ma vai a passeggio "con" lui.
  5) Non esitare a fare delle eccezioni alle regole.
  6) Non prendere in giro il bambino e non fare dei sarcasmi: ridi con "lui", e non "di" lui.
  7) Non fare mostra del bambino agli altri e non farne un giocattolo.
  8) Non credere che il bambino capisca ciò che gli dici solo per il fatto che tu lo capisci.
  9) Mantieni le tue promesse e non farle quando sai di non poterle mantenere.
10) Non mentire e non sfuggire alle domande.

Fin qui Susan Isaacs.
La conclusione è una sola: i bambini hanno bisogno non soltanto del nostro affetto e della nostra simpatia, ma anche della nostra intelligenza e dei nostri seri e pazienti sforzi per capire la via del loro sviluppo mentale:
ecco ancora sottolineata la necessità dell'ASCOLTO.

Fin qui Giovanni Bollea.
Ora concludo con le parole di un grande maestro, Janusz Korczac, educatore, poeta, medico e libero pensatore, le cui opere e idee sono ancora poco note nel nostro paese...
Vogliamo: "Un educatore che non schiaccia ma libera, non trascina ma innalza, non opprime ma forma, non impone ma insegna, non esige ma chiede (...)"

domenica 23 giugno 2013

Il bambino impara ciò che vive

Se vive nel rimprovero, diverrà più intransigente

Se vive nell'ostilità, diverrà più aggressivo

Se vive nella derisione, diverrà più timido

Se vive nel rifiuto, diverrà uno sfiduciato

Se vive nella serenità, diverrà più equilibrato

Se vive nell'incoraggiamento, diverrà più intraprendente

Se vive nell'apprezzamento, diverrà più comprensivo

Se vive nella lealtà, diverrà più giusto

Se vive nella chiarezza, diverrà più fiducioso

Se vive nella stima, diverrà più sicuro di sé

Se vive nell'amicizia, diverrà veramente amico per il suo mondo.


Decalogo distribuito dalla Casa farmaceutica Abbott S.p.A.

Dal libro di  Giovanni Bollea, Le madri non sbagliano mai, 1995, Giangiacomo Feltrinelli Editore 

giovedì 20 giugno 2013

LA FATTORIA DIDATTICA. Una gita ideale per i bambini tra giochi, animali ed escursioni per scoprire i segreti della campagna





Il numero delle fattorie didattiche in Italia è in costante crescita, si moltiplicano i progetti di sviluppo e promozione della didattica agroambientale da parte di istituzioni e di enti privati. Si contano quasi 2000 aziende agricole e allevamenti che svolgono attività di fattorie didattiche.
Le fattorie didattiche rappresentano un luogo pedagogico vivente, uno spazio di esplorazione diretta e di esperienza, adatto per bambini e ragazzi.

Dai Paesi nordici al Mediterraneo

A inizio Novecento alcuni paesi scandinavi (Norvegia, Danimarca e Svezia) misero in pratica le idee di un movimento americano: il "Club 4H", quattro parole inglesi Head (testa), Health (salute), Heart (cuore), Hand (mani) che riassumono l'obiettivo teso ad uno sviluppo armonico dell'individuo secondo lo slogan learn to do by doing (imparare facendo). La missione del Club 4H è che tutti i bambini e i giovani crescano impegnati e responsabili nei confronti del mondo e della natura. Il club propone campi di diversi giorni, con pernottamento in fattoria e la possibilità di uscire dal rumore della città, imparando a gestire l'azienda e gli animali.
In Italia si inizia a parlare di fattorie didattiche negli anni Novanta. La nascita della prima rete di fattorie avviene nel 1997 con la "Rete delle fattorie didattiche romagnole".Oggi la maggior parte sono concentrate in Emilia-Romagna, Lombardia, Veneto, Piemonte e Puglia.

Bambini protagonisti

Le fattorie propongono percorsi educativi sull'educazione ambientale, alimentare, al gusto e alla ruralità (alcune fattorie ad esempio mostrano la produzione di latte e formaggio, consentendo di assistere alla mungitura delle mucche) realizzabili in funzione dell'età dei bambini tra giochi, animali, escursioni ed esperienze a contatto con la natura: un magico mondo per una gita ideale per i bambini.
Gli ambienti diventano spazi di educazione al sapere. Le fattorie rappresentano infatti occasioni di apprendimento, luoghi dove imparare parole nuove, conoscere nuovi suoni e rumori, il significato di azioni e gesti legati al mondo degli animali e della natura.


Se volete organizzare una visita in una fattoria didattica, su www.fattoriedidattiche.biz  potete cercare quella più vicina.
Altre informazioni e materiale utile per organizzare la gita li trovate sul portale www.bambiniinfattoria.it.

sabato 8 giugno 2013

In equilibrio con il corpo

                                                                                                                                                               

Immagine corporea

I bambini conoscono se stessi e il mondo attraverso il corpo, si esprimono con il corpo e sperimentano quotidianamente il cambiamento, la crescita delle proprie abilità fisiche.
L'immagine corporea è ciò che i bambini sentono, vedono e pensano del proprio corpo ma è soprattutto ciò che i bambini "creano", non soltanto attraverso uno specchio, bensì attraverso gli occhi di chi li circonda, che gli consegnano un'idea positiva o insicura di sé.
Il corpo del bambino non deve mai essere ridicolizzato (NO alle prese in giro sui difetti fisici), né idealizzato (con eccessivi richiami alla bellezza e alla magrezza).
I bambini vanno nutriti con equilibrate attenzioni affinché possano integrare nella propria immagine corporea tutti gli aspetti di sé che riguardano anche la propria sfera emotiva, in nome di un graduale e sano processo di crescita psicofisica.
Viene consigliato di portare fin da piccoli i bambini in piscina: l'ambiente acquatico favorisce movimenti dolci e percezioni positive del proprio corpo.

L'atostima del bambino

L'autostima è la misura della fiducia in se stessi e nelle proprie capacità, il "mattone" principale della nostra identità che consente la scalata verso la realizzazione individuale e sociale.
Il processo per l'acquisizione dell'autostima ha origine nell'infanzia, dove si formano le basi per la costruzione di una positiva immagine di sé. Perché avvenga ciò, è necessario anzitutto che le figure di riferimento, quali per primi i genitori, ma anche educatori, insegnanti e tutti coloro con cui il bambino si confronta ogni giorno, gli comunichino stima, lo sostengano incoraggiandolo e mai squalificandolo e, soprattutto, gli offrano riscontri positivi attraverso conferme e non sterili mortificazioni o attacchi alla sua personalità.

Il bambino deve sentirsi amato di un amore che nasce da un'accettazione piena e profonda: se gli altri lo accettano, anche lui imparerà ad accettarsi; se gli altri credono in lui, anche lui imparerà a credere in sé; se infine gli altri lo amano, anche lui imparerà ad amarsi e soltanto grazie a quell'amore riuscirà a maturare la propria autostima di bambino.